 | LUPUS CLINIC ROMA SAPIENZA AMBULATORIO DEDICATO ALLA DIAGNOSI E TERAPIA DEL LUPUS ERITEMATOSO SISTEMICO E DELLA SINDROME DA ANTICORPI ANTIFOSFOLIPIDI
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Benvenuti alla Lupus ClinicLa "Lupus Clinic" è un ambulatorio dedicato alla diagnosi e cura del Lupus Eritematoso Sistemico (LES) e della sindrome da Anticorpi Antifosfolipidi (APS). Il servizio afferisce alla UOC di Reumatologia, Dipartimento di Clinica e Terapia Medica, Azienda Policlinico Umberto I, Sapienza Università di Roma. La Lupus Clinic si prefigge di migliorare la qualità della vita dei pazienti con LES e APS fornendo il più alto standard di assistenza clinica, garantendo un accesso facilitato alle cure ed ai servizi, e infine promuovendo corsi di educazione alla malattia per pazienti e loro familiari. Per ottenere informazioni o richiedere un appuntamento è possibile chiamare il contact center al numero: |
327-6650332 dal Lunedì al Venerdì dalle 14:00 alle 15:30

 | 8th International Congress on Autoimmunity Granada, Spain-May 9-13 2012 |  |  |
 | Dal 9 al 13 Maggio 2012 si è svolto a Granada l’ottavo International Congress on Autoimmunity, organizzato dal Professor Yehuda Schoenfeld, un appuntamento importante e stimolante per tutti coloro che si occupano malattie autoimmuni. Ricercatori di molteplici discipline provenienti da tutto il mondo, si sono riuniti per affrontare i diversi aspetti di queste complesse malattie, in grado di coinvolgere differenti organi e di conseguenza di determinare manifestazioni cliniche estremamente eterogenee. E questo forse rappresenta proprio il punto di forza di questo congresso: affrontare le patologie autoimmuni ad ampio spettro, permettendo a coloro che partecipano di sviluppare nuove conoscenze, ricavando sempre nuovi stimoli e spunti di ricerca. In particolare, nella maggior parte delle sessioni è stato dato grande risalto agli ultimi dati relativi alla patogenesi delle malattie autoimmuni, e quindi ai meccanismi che ne determinano lo sviluppo. Ampio spazio è stato dato a patologie per le quali la componente autoimmune può essere definita emergente, quali la Malattia Celiaca o il Morbo di Alzheimer. Come sempre ampio spazio è stato dato al Lupus Eritematoso Sistemico (LES) ed alla Sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS) con numerose relazioni, comunicazioni orali e poster dedicati a queste patologie. Relativamente alla patogenesi, interessanti dati sono emersi dalle numerose sessioni. Uno studio condotto da un gruppo di ricerca israeliano ha suggerito il ruolo di una proteina, la Semaforina 3A, che in condizioni fisiologiche sembra in grado di inibire alcuni processi infiammatori, quali la migrazione delle cellule immuni e la neoangiogenesi. Gli autori di questo studio hanno dimostrato livelli significativamente ridotti di questa proteina nei pazienti con LES rispetto a controlli sani, suggerendo come questi livelli più bassi possano favorire lo sviluppo del processo infiammatorio. Numerosi interventi hanno focalizzato l’attenzione su alterazioni della funzione delle cellule coinvolte nei processi infiammatori, quali Linfociti T e B e macrofagi. Una sessione è stata dedicata alle più innovative terapie per il LES, ancora in fase di sperimentazione solo su modelli murini, che potrebbero intervenire su meccanismi molecolari estremamente specifici della malattia (TWEAK/FN14 pathway, Annessina A1, alfa-1-antitripsina). Nella stessa sessione, in due studi condotti rispettivamente in Italia (Torino) ed Israele (Tel Aviv), è stato confermato il ruolo del Rituximab, farmaco che agisce sui Linfociti B, nel trattamento dei pazienti affetti da LES che non rispondono alla terapia con farmaci immunosoppressori tradizionali, e suggerita la possibilità di impiegare lo stesso farmaco anche in pazienti con APS. Nell’ambito di una interessante sessione dedicata alle nefropatie immunomediate, la Dott.ssa Fulvia Ceccarelli ha presentato i risultati preliminari di un nostro studio condotto su pazienti affetti da LES con coinvolgimento renale. In questo studio (“Intrarenal arterial resistite index in glomerulonephritis SLE patients: correlation with laboratori and histological findings”) è stato valutato il ruolo dell’indice di resistenza (IR) delle arterie renali, ottenuto da una semplice valutazione ecografia. I nostri risultati documentano un’associazione fra questo indice e la nefrite lupica, mostrando come valori patologici di IR siano presenti più frequentemente solo in pazienti con una specifica classe di nefrite lupica, in particolare la IV, associata generalmente a forme più serie di nefrite e richiedenti terapia immunosoppressiva.
Una interessante sessione è stata dedicata all’APS (“Anti phospholipid sindrome, towards the third millenium”), alla quale sono intervenuti esperti di questa malattia, fra i quali il Prof. G.R.V. Hughes, che per primo, il 15 Ottobre 1983, descrisse un paziente affetto da APS ed è unanimemente considerato il padre di questa sindrome. In questa sessione, il Dottor Carlo Perricone ha presentato i risultati di uno studio condotto dal nostro gruppo di ricerca (“Tissue Factor and Beta-2-Glycoprotein I expression on monocytes in Systemic Lupus Erythematosus patients with or without secondary antiphospholipid sindrome”). In particolare, in questo studio è stato valutato il ruolo dell’espressione di due molecole, il Tissue Factor (TF) e la Beta-2-Glycoprotein I (B2GPI), su specifiche cellule infiammatorie, chiamate monociti, nella patogenesi del LES. I risultati di questo studio dimostrano come il TF e la B2GPI siano significativamente più espresse nei pazienti affetti da LES rispetto ai controlli, indipendentemente dalla presenza di una APS secondaria, suggerendo come questa aumentata espressione possa causare uno stato favorente lo sviluppo di fenomeni trombotici. Sempre relativamente alla APS, un secondo studio del nostro gruppo di ricerca (“Role of vimentin citrullination for induction of anti-vimentin antibodies in antiphospholipid sindrome”) è stato presentato da Monica Pendolino, che da diversi anni si sta dedicando a questo argomento per la sua tesi di laurea in Medicina e Chirurgia. I risultati di questo lavoro, tuttora in corso, confermano la presenza di anticorpi diretti contro una proteina chiamata vimentina nei pazienti affetti da APS e da LES. Viene quindi suggerito come in questi pazienti possa avvenire un fenomeno definito citrullinazione della vimentina stessa, che favorirebbe il legame con la cardiolipina, molecola già nota per il suo ruolo nella patogenesi dell’APS, e quindi lo sviluppo di nuovi meccanismi infiammatori. L’appuntamento per il prossimo International Congress on Autoimmunity è per Maggio 2014 a Nizza.
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 | XLVIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Reumatologia (SIR) |  |  |
 | Si è da poco concluso il XLVIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Reumatologia (SIR), tenutosi a Rimini dal 23 al 26 Novembre ultimo scorso. Esso rappresenta un appuntamento importante e stimolante per i reumatologi italiani, occasione di aggiornamento e di creazione di gruppi di studio sulle diverse patologie di interesse reumatologico. Anche quest’anno notevole spazio è stato dato a sessioni scientifiche riguardanti il Lupus Eritematoso Sistemico (LES), e sono state affrontate i diversi aspetti della malattia.

In particolare, è stata dedicata una sessione al coinvolgimento neuropsichiatrico in corso di LES, manifestazione frequente, il cui quadro clinico può variare da forme estremamente lievi fino a quadri neurologici più severi. Il Prof. Fabrizio Conti ha tenuto una relazione sulla patogenesi di questa manifestazione, illustrando i meccanismi che allo stato attuale sono ritenuti responsabili. Le ipotesi più accreditate chiamano in causa meccanismi che determinerebbero un danno a livello dei neuroni, causato da anticorpi, da molecole infiammatorie o da un’alterazione dei vasi sanguigni. Inoltre sono stati illustrati i risultati di uno studio multicentrico del Gruppo di Studio SIR, al quale ha partecipato anche il nostro centro, il cui scopo era quello di valutare i fattori di rischio per il primo evento neuropsichiatrico in 959 pazienti italiani affetti da LES. I risultati di questo studio indicano come la presenza di anticorpi antifosfolipidi sia il fattore di rischio più importante, ma anche altri fattori di rischio definiti generici, come la presenza di ipertensione arteriosa e dislipidemia sembrerebbero avere un ruolo. Nella sessione di comunicazioni orali dedicate al LES, il nostro gruppo ha presentato lo studio di “Validazione della versione italiana del Lupus-QoL, questionario malattia-specifico per la misurazione della qualità di vita relativa allo stato di salute in pazienti adulti affetti da Lupus Eritematoso Sistemico”. La Dottoressa Izabella Bartosiewicz ha illustrato i risultati del nostro studio, realizzato grazie alla disponibilità dei pazienti afferenti alla nostra Lupus Clinic che hanno compilato la versione italiana di un nuovo questionario specifico per il LES. Il nostro studio ha mostrato come questo nuovo questionario, utilizzato per la prima volta in una popolazione italiana, sia in grado di valutare lo stato di salute dei pazienti affetti da LES, mostrando come la qualità di vita sia peggiore in quei pazienti con una malattia più attiva. Nella sessione dedicata ai poster, il nostro gruppo ha partecipato presentando i risultati preliminari di numerosi lavori che valutano i numerosi aspetti della malattia. Di seguito riportiamo i titoli dei poster presentati. 1) Espressione renale di Interleuchina 18 in pazienti affetti da nefropatia lupica. F.R. Spinelli , C. Alessandri, M. Bombardieri, V. Conti, F. Ceccarelli, C. Giannakakis, T. Faraggiana, F. Martinelli, F. Miranda, C. Perricone, S. Truglia, G. Valesini, F. Conti. 2) Caratteristiche cliniche ed immunologiche in una coorte monocentrica di 305 pazienti affetti da Lupus Eritematoso Sistemico. V. Conti, C. Perricone, F. Ceccarelli, F.R. Spinelli, C. Alessandri, S. Truglia, F. Miranda, G. Valesini, F. Conti. 3) Anticorpi anti-vimentina mutata citrulli nata in pazienti con sindrome da anticorpi antifosfolipipidi. S. Truglia, C. Alessandri, R. Mancini, F.R. Spinelli, F. Ceccarelli, F. Miranda, V. Conti, C. Perricone, F. Delunardo, C. Tania, E. Ortona, F. Morello, M. Pendolino, F. Conti, G. Valesini. 4) Aterosclerosi subclinica in pazienti affetti da Lupus Eritematoso Sistemico e Sindrome da anticorpi antifosfolipidi: ruolo della risposta T-cellulare verso la Beta2-glicoproteina I. F.R. Spinelli, E. Marocchi, C. Alessandri, F. Ceccarelli, E. Fabiani, A. Capozzi, M. Sorice, M. Arca, M. Pacelli, B. Buttari, E. Profumo, R. Riganò, G. Valesini, F. Conti. 5) Correlazione fra indice di resistenza delle arterie renali e funzionalità renale in corso di nefropatia lupica: uno studio prospettico osservazionale. F. Ceccarelli, A. Gigante, C. Perricone, F.R. Spinelli, S. Truglia, V. Conti, F. Miranda, R. Cianci, G. Valesini, F. Conti. 6) Utilizzo del DAS28 per la valutazione dei pazienti affetti da Lupus Eritematoso Sistemico e prevalente coinvolgimento articolare: correlazione con le manifestazioni cliniche e gli indici di attività di malattia. F. Ceccarelli, C. Perricone, F.R. Spinelli, S. Truglia, F. Miranda, V. Conti, C. Alessandri, G. Valesini, F. Conti. 7) Valutazione dello stato di salute utilizzando il “patient accettable symptom state” (PASS) in pazienti affetti da Lupus Eritematoso Sistemico: correlazione con le manifestazioni cliniche e gli indici di attività di malattia. . F. Ceccarelli, F.R. Spinelli, C. Perricone, S. Truglia, V. Conti, F. Miranda, C. Alessandri, G. Valesini, F. Conti. 8) Tissue Factor and Beta2-Glicoprotein-I expression on monocytes in Systemic Lupus Erythematosus patients with or without secondary antiphospholipid syndrome: correlation with clinical manifestations and a set of 29 cytokines/chemokines and growth factors. C. Perricone. C. Alessandri, F. Ceccarelli, F.R. Spinelli, S. Truglia, F. Miranda, V. Conti, M. Pendolino, G. Valesini, F. Conti. Il nostro gruppo si è distinto ottenendo dei riconoscimenti. In particolare, il poster intitolato “Anticorpi anti-vimentina mutata citrulli nata in pazienti con sindrome da anticorpi antifosfolipipidi”, presentato dalla Dott. Simona Truglia è stato premiato fra i migliori poster presentati al congresso, mentre Il Dottor Carlo Perricone è stato premiato con la comunicazione orale “Ultrasonografia con power-Doppler in 6 articolazioni target: una nuova metodica per il rilievo ed il monitoraggio della sinovite poliarticolare in pazienti affetti da Artrite Reumatoide”.
Inviato da carlo-domenica 04 dicembre 2011 - 18:07:20 Commenti disabilitati |  |  |
 | OTTOBRE MESE DI SENSIBILIZZAZIONE SUL LUPUS |  |  |
 | Ottobre è il mese di sensibilizzazione sul Lupus, pertanto a Roma e nel lazio come in molte altre città italiane sarà presente l'iniziativa "Una violetta St. Paula per finanziare la ricerca sul lupus". Ulteriori informazioni al sito http://www.lupus-italy.org/ottobre2011_sensibilizzazione.htm (copia e incolla il link).

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 | 8TH European Lupus Meeting Porto 2011 - “So this is Lupus”. |  |  |
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Si è da poco concluso l’ottavo European Lupus Meeting, tenutosi a Porto, in Portogallo, dal 6 al 9 Aprile ultimo scorso, un appuntamento importante e stimolante per tutti coloro che si occupano di Lupus Eritematoso Sistemico (LES). Nel suggestivo centro congressi dell’Alfandega, i maggiori esperti di LES e centinaia di medici provenienti da tutto il mondo, si sono riuniti per affrontare i diversi aspetti di questa eterogenea patologia. I temi affrontati durante il congresso hanno riguardato la patogenesi, la terapia e la diagnosi precoce del LES, ma sono stati affrontati anche gli aspetti più importanti delle malattie associate - osteoporosi, malattie cardiovascolari, diabete indotto da corticosteroidi. Il congresso si è aperto con una sessione di grande interesse: “So this is Lupus” nella quale sono intervenuti esperti, fra cui il Prof. Graham Hughes di Londra, scopritore della sindrome da anticorpi antifosfolipidi, che hanno riassunto le attuali conoscenze sui meccanismi alla base della malattia e sulle manifestazioni cliniche con cui essa può presentarsi. In particolare è stato riassunto il lavoro svolto della task force dell’EULAR (“European working party on SLE”) a partire dal 1993, anno nel quale il gruppo di ricerca venne istituito, a cui si è aggiunto nel 1996 il cosiddetto “European forum on antiphospholipid syndrome” che si occupa in modo specifico di Sindrome da Anticorpi antifosfolipidi. Il gruppo di lavoro dell’EULAR ha affrontato in questi anni differenti tematiche grazie alla collaborazione di numerosi centri europei, rendendo possibile la valutazione di diversi aspetti della malattia. Notevole rilevanza è stata data alla valutazione dei fattori genetici che sembrerebbero intervenire nel determinismo della malattia. Tutti i relatori che hanno affrontato questa tematica hanno ribadito l’importanza dell’identificazione di questi fattori, potenzialmente in grado di fornire informazioni relative all’evoluzione della malattia ed alla possibilità di rispondere ad un determinato trattamento. Inoltre, l’identificazione di nuovi fattori genetici potrebbe fornire informazioni per lo sviluppo di nuove terapie. Grazie a studi multicentrici che hanno previsto l’arruolamento di un elevato numero di pazienti, sono stati identificati molti geni (fra i più recenti STAT-4, ITGAM, IRF5, BANK1) coinvolti nel determinismo della malattia. Un’altra tematica affrontata da diversi relatori ha riguardato la possibilità di identificare nuovi marcatori, in grado di fornire informazioni precise ed attendibili riguardanti lo stato di attività di malattia. Fra le molecole proposte l’interferon (elevati livelli di questa molecola sembrerebbero associati a riattivazione della malattia), il BLys (stimolatore dei linfociti B, i cui livelli sembrerebbero predire la risposta al trattamento con determinati farmaci) e gli anticorpi anti-alfa-actinina (diretti contro un antigene presente a livello renale e quindi coinvolti nella nefrite lupica). Sono stati inoltre proposti marcatori presenti nelle urine di pazienti con Lupus con coinvolgimento renale: la molecola neutrophil gelatinase associated lipocalin, che sembrerebbe associata al danno renale, e la presenza di specifiche cellule (linfociti T) che potrebbero essere un marcatore in grado di stimare l’attività del coinvolgimento renale. Grande spazio è stato dato alla valutazione dei risultati ottenuti dal trattamento con nuove terapie. Sono stati presentati i risultati del cosiddetto protocollo Rituxilup, che prevede l’impiego di Rituximab, un farmaco biologico diretto contro la molecola CD20 presente sulla superficie dei linfociti B, come terapia di attacco nel trattamento della nefrite lupica ed una successiva terapia di mantenimento con il Micofenolato mofetile. I risultati di questo studio sono incoraggianti, mostrando una risposta, definita con precisi parametri, nell’80% circa dei pazienti trattati. È in corso presso il gruppo londinese di Isenberg un nuovo protocollo che prevede il confronto diretto fra Rituximab e Micofenolato mofetile in pazienti affetti da nefrite lupica.  Grande risalto è stato dato ad un altro farmaco il cui impiego è stato da poco tempo approvato dalla Food and Drug Administration (per l’Europa, in particolare l’Italia, sarà necessario attendere almeno 2 anni) per il trattamento del LES. Si tratta dell'anticorpo monoclonale belimumab (Benlysta®), diretto contro la molecola BLys, precedentemente citata quale marcatore di attività di malattia. In particolare sono stati presentati i risultati di due studi di fase III (BLISS 52 e BLISS 76, ai quali ha partecipato anche il nostro centro) che hanno arruolato complessivamente un totale di 1.684 pazienti con LES, i risultati dei quali sono stati presentati dal professor Van Vollehnoven durante il congresso. I risultati ottenuti da queste sperimentazioni suggeriscono come belimumab sia in grado di ridurre l'attività della malattia nel LES ed anche l’occorrenza di riacutizzazioni severe. Oltre ai buoni dati di efficacia, il farmaco ha mostrato un buon profilo di sicurezza: gli eventi avversi più frequentemente osservati sono stati infezioni ed eventi neuropsichiatrici. Accanto al Belimumab, diversi altri farmaci si stanno dimostrando efficaci, quali l’Epratuzumab (anti-CD22), l’Abatacept (CTLA4Ig) ed il Tocilizumab (anti-IL6), farmaci già impiegati per il trattamento di pazienti affetti da artrite reumatoide con risultati promettenti. Grande importanza è stata data anche alle comunicazioni inviate da gruppi di ricerca di tutto il mondo, con comunicazioni orali e poster che hanno rappresentato spunto interessante di discussione e riflessione. Il nostro gruppo di ricerca della Lupus Clinic ha presentato i risultati preliminari di 3 differenti progetti tuttora in corso. In due poster sono stati affrontati aspetti differenti della patogenesi della Sindrome da Anticorpi antifosfolipidi, un argomento estremamente interessante ed oggetto di discussione. In particolare è stata valutata la prevalenza di uno specifico tipo di anticorpi, diretti contro una molecola chiamata vimentina citrullinata, nei pazienti affetti da APS ed il loro ruolo. Il secondo poster ha valutato il cosiddetto “second hit”: è tstato precedentemente suggerito come la presenza degli anticorpi antifosfolipidi non sia sufficiente da sola a determinare lo sviluppo di eventi trombotici, peculiare manifestazione clinica dei pazienti affetti da questa malattia, ma sia necessario il cosiddetto “secondo colpo”, quindi un fattore di rischio aggiunto. Abbiamo quindi valutato la presenza di alti fattori di rischio per eventi trombotici, quali ipertensione arteriosa o abitudine al fumo di sigaretta, nei pazienti affetti da APS, dimostrando come tali fattori siano più frequenti nei pazienti rispetto ad un gruppo di controllo di soggetti non affetti da APS. Infine, il nostro gruppo ha presentato i risultati relativi alla valutazione dell’attività di malattia nella nostre coorte di pazienti, in una osservazione di 2 anni. La nostra valutazione ha mostrato una bassa prevalenza di riacutizzazione di malattia e di malattia persistentemente attiva. L’appuntamento per il prossimo European Meeting è fissato per il 2013 ad Atene.
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 | Lupus Clinic a Rai-Tg2 Medicina 33 |  |  |
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Nella rubrica del 10/02/2011 su Rai-Tg2 Medicina 33, a cura di Luciano Onder, è andato in onda un NUOVO servizio sulla Lupus Clinic della Sapienza Università di Roma.
Il servizio contiene l'intervista al Prof. Valesini e al Responsabile della Lupus Clinic del Policlinico Umberto I, Prof. Conti, i quali hanno discusso in breve sulle caratteristiche della patologia e sulle misure messe in atto nella nostra struttura per la gestione appropriata dei pazienti con LES al fine di migliorarne ogni aspetto della qualità di vita.
Di seguito potrete trovare il link al sito della rai.
dal quale poi, selezionando la puntata del 10/02/2011, potrete visionare il servizio.
Inviato da carlo-giovedì 17 febbraio 2011 - 19:54:06 Commenti disabilitati |  |  |
 | VISITA LA PAGINA "PUBBLICAZIONI" con gli ultimi articoli della LUPUS CLINIC.
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 | Vincitori sostegno economico Gruppo Italiano LES |  |  |
 | Si comunica che il Dott. Carlo Perricone è risultato vincitore, insieme alla Dott.ssa Laura Andreoli di Brescia, di un sostegno economico per partecipare al 74th Annual Scientific Meeting of the ACR, Atlanta 6-11 Novembre 2010 bandita dal gruppo Italiano LES. Si ringrazia l'Associazione per le iniziative promulgate che rappresentano uno stimolo costante alla crescita umana e professionale dei giovani medici interessati nella patologia.
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 | Congresso ACR Atlanta 2010 |  |  |
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Dal 6 all’11 novembre 2010 si è svolto ad Atlanta (Georgia, Stati Uniti) il 76^ Meeting Annuale dell’American College of Rheumatology (ACR). Si tratta di uno dei principali congressi internazionali in ambito reumatologico che richiama più di 10.000 partecipanti ogni anno. Grande spazio viene dedicato sia alla ricerca di base nelle malattie reumatiche, sia alle nuove acquisizioni in ambito diagnostico e terapeutico. Oltre ai Simposi Clinici e di Ricerca, tenuti da relatori di riconosciuta valenza scientifica, il Meeting ACR offre anche la possibilità di entrare in contatto con le “novità” sperimentali tramite comunicazioni orali da parte dei ricercatori, e di partecipare ad incontri a piccoli gruppi (“Meet the Professor”) con professori di nota e consolidata esperienza in particolari settori della reumatologia.
Il Lupus Eritematoso Sistemico (LES) è certamente una delle tematiche di maggiore interesse e, anche quest’anno, numerose sono state le sessioni scientifiche dedicate a questa malattia. Due sono stati i Simposi Clinici dedicati al LES. Il primo ha fatto il punto sulla ricerca sulle nuove terapie nel LES e su come i dati sperimentali ottenuti in modelli animali possano essere utilizzati per la terapia nell’uomo. In particolare, può risultare sorprendente come terapie che nell’animale producono risultati incoraggianti (come i farmaci che eliminano i linfociti B, tra cui il più noto è il rituximab, anti-CD20) non riescano poi a riprodurre tale successo negli studi clinici di sperimentazione nei pazienti. Diverse possono essere le spiegazioni di questa discrepanza: i relatori del simposio hanno in particolare sottolineato come, da un lato, il LES sia una malattia multifattoriale complessa e quindi una terapia diretta verso un singolo componente del sistema immunitario può non essere sufficiente in alcuni pazienti; dall’altro lato, differenze metodologiche tra vari protocolli di sperimentazione possono rendere conto di esiti discordanti. Ciò che è condiviso è certamente l’entusiasmo verso le nuove terapie per il LES, nella speranza di poter offrire un sempre migliore controllo della malattia, utilizzando al minimo quei farmaci che, come il cortisone, possono sulla lunga distanza portare ad effetti indesiderati (come l’osteoporosi, la cataratta, il diabete). Il secondo Simposio Clinico ha trattato diffusamente dell’interessamento neuropsichiatrico nel LES. Si stima che almeno il 25% dei pazienti possa presentare manifestazioni neuropsichiatriche fin dall’esordio di malattia, le più comuni delle quali sono accidenti cerebrovascolari, cefalea, disfunzione cognitiva, epilessia, disturbi dell’umore, psicosi. Il problema fondamentale rimane attribuire tali eventi neuropsichiatrici alla malattia lupica che di per sé può non essere un compito semplice per il medico. È per questo motivo che la ricerca è indirizzata verso l’identificazione di nuovi marcatori biologici (es. autoanticorpi) che possano essere indicativi di malattia lupica a livello cerebrale. Anche dal punto di vista delle indagini strumentali, si stanno studiando metodiche più raffinate rispetto alla tomografia computerizzata e alla risonanza magnetica. Tutto questo per cercare di definire meglio l’origine del disturbo neuropsichiatrico, in modo tale da poter approntare un trattamento farmacologico che sia il più mirato possibile. Le comunicazioni orali sul LES hanno spaziato dalla genetica, ai modelli animali, all’approfondimento di particolari aspetti clinici (l’interessamento renale e cardiovascolare) e, ovviamente, alle novità sul trattamento, non solo con i nuovi farmaci “biologici” ma anche su come utilizzare meglio farmaci considerati “tradizionali”. Dati molto interessanti derivano, ad esempio, da un’ampia coorte internazionale di 1593 pazienti seguiti dall’anno 2000. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è risultata essere del 97,5%, un tasso di gran lunga migliore rispetto a quello osservabile 30-40 anni fa, segno che probabilmente il LES viene diagnosticato e trattato in maniera più precoce e più efficace. Interessante notare come in questo studio, similmente ad altri precedenti, l’assunzione di idrossiclorochina (Plaquenil®) si associava positivamente alla sopravvivenza. Dunque, un farmaco “tradizionale”, generalmente ben tollerato e senza particolari effetti collaterali, viene certamente rivalutato come cardine del trattamento del LES. E non solo: l’Idrossiclorichina si è dimostrata anche in grado di prevenire lo sviluppo delle complicanze cardiovascolari nei neonati nati da madri con positività degli anti-SSA/Ro. A supporto di tali effetti benefici dell’idrossiclorochina, una comunicazione orale da parte di un gruppo di ricercatori francesi ha mostrato come bassi di livelli di farmaco nel sangue si associno ad una maggiore attività di malattia lupica (in questo caso erano stati analizzati pazienti con manifestazioni cutanee). Questo dato suggerisce l’importanza di una corretta e costante assunzione del farmaco da parte del paziente e di un’attenta modulazione del dosaggio da parte del medico, qualora la risposta clinica non fosse quella attesa. Sempre dal punto di vista della terapia, un contributo stimolante è stato portato dal Prof. Andrea Doria di Padova. Sono stati presentati i risultati di uno studio sull’utilizzo di una formulazione gastroprotetta di micofenolato sodico nel trattamento della nefrite lupica, in associazione a diversi regimi di cortisone. È stato dimostrato che un dosaggio dimezzato di cortisone rispetto a quello standard risulta meglio tollerabile in termini di effetti collaterali, consentendo comunque di ottenere una remissione della nefrite. Questo è sicuramente un dato incoraggiante su un possibile miglior utilizzo del cortisone. Altre relazioni di rilievo hanno interessato una molecola, il cui nome è C4d, come marcatore di mortalità e di severità della nefrite lupica. Di interesse in quanto avere a disposizione un marcatore che ci indichi lo stato del paziente e ci aiuti a stabilire la prognosi stessa può permettere di adottare la terapia più appropriata per ciascun paziente. Allo stesso modo diverse relazioni vertevano sulla necessità di trovare un indicatore di risposta alla terapia nella nefrite lupica, da un lato ponendo in evidenza come i criteri attuali di remissione andrebbero rivalutati, dall’altro come anche ripetere multiple biopsie renali può non sempre essere la strada da seguire. I dati di genetica hanno dimostrato ancora una volta come il LES sia una malattia multigenica, dove diversi geni interagiscono per dare malattia. Sono state inoltre ulteriormente evidenziate le differenze genetiche fra le varie popolazioni (bianchi caucasici, africani, ispanici…) affette da LES. Ancora una volta è stata sottolineata l’importanza di eseguire esercizio fisico come terapia preventiva delle complicanze cardiovascolari (infarti, ictus, ipertensione) così frequenti e così rilevanti nei pazienti con LES. Di concerto, i livelli di angiotensina (alti), colesterolo (alti) e Vitamina D (bassi) potrebbero contribuire allo sviluppo della malattia aterosclerotica in corso di LES. E’ per tale ragione che si è andati a studiare come alcuni farmaci, in particolar modo il micofenolato mofetile (Cell Cept®) e l’idrossiclorochina, ma non l’azatioprina, possano migliorare la funzione del colesterolo HDL (quello buono, per intenderci), in donne affette da LES. Non ultimo, si è evidenziato come alcune vaccinazioni (fra cui quella anti-influenzale) siano sicure nei pazienti con malattie autoimmuni, incluso il LES, e pertanto raccomandabili. Ma una delle sessioni di maggiore interesse è stata certamente quella inerente i nuovi farmaci. A qualche giorno di distanza dalla fine del Congresso, è stato annunciato che a grande maggioranza (13 a 2), gli esperti dell'FDA (Food and Drug Administration) Arthritis Advisory Committee, riunitisi il 16 Novembre, hanno dato parere positivo all'approvazione dell'anticorpo monoclonale belimumab per la terapia del LES. Una volta approvato in via definitiva, belimumab sarà posto in commercio con il marchio Benlysta® (per l’Europa, in particolare l’Italia, sarà necessario attendere almeno 2 anni). Il dossier depositato all'FDA comprende i risultati di due studi di fase III (BLISS 52 e BLISS 76) che hanno arruolato complessivamente un totale di 1.684 pazienti con LES, i risultati dei quali sono stati presentati dalla professoressa Merrill durante il congresso. Trial ai quali ha partecipato anche il nostro gruppo (vedi sezione "STUDI CLINICI").
Belimumab è il primo di una nuova classe di farmaci definiti inibitori specifici dello stimolatore dei linfociti B o BLyS, una molecola che stimola l’attività e la produzione dei linfociti B, quelle cellule deputate alla produzione di anticorpi. Il farmaco è un anticorpo monoclonale che riconosce in modo specifico ed inibisce l'attività biologica di questa molecola, il BLyS. L’introduzione di un nuovo farmaco può dirsi rivoluzionaria nella terapia del LES, se pensiamo che da oltre 30 anni non vengono registrati nuovi farmaci nella malattia. I risultati emersi dalle due principali sperimentazioni di Fase III, BLISS-52 e BLISS-76, suggeriscono che belimumab è in grado di ridurre l'attività della malattia nel LES ed anche l’occorrenza di riacutizzazioni severe. Un farmaco relativamente sicuro i cui principali eventi avversi osservati sono stati infezioni ed eventi neuropsichiatrici. Accanto al Belimumab, per il quale vi è grande attesa, diversi altri farmaci si stanno dimostrando efficaci, quali il Laquinimod (già usato nella terapia della sclerosi multipla), l’Abetimus Sodium (serve a tollerizzare i linfociti B, ovvero ad evitare che sviluppino una risposta autoimmune), l’Epratuzumab (anti-CD22), che è già ad una fase di studio avanzato (fase IIb), l’Ocrelizumab (anti-CD20, simile al Rituximab), l’Abatacept (CTLA4Ig, farmaco già usato nella terapia dell’artrite reumatoide), ed un altro estremamente promettente, ed anch’esso già usato nella terapia dell’artrite reumatoide, il Tocilizumab (anti-IL6).
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 | 11° congresso annuale della European League Against Rheumatism (EULAR), Roma 16-19 Giugno 2010 |  |  |
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Si è svolto a Roma, dal 16 al 19 Giugno 2010, l’11° congresso annuale della European League Against Rheumatism (EULAR), la lega che riunisce tutte le società europee di reumatologia e le principali associazioni di malati impegnate nella diagnosi, cura e ricerca delle malattie reumatiche. Il totale degli iscritti tra medici, ricercatori e pazienti, è stato di 15.489, provenienti da 118 paesi diversi, il più alto raggiunto da un congresso di Reumatologia. La delegazione italiana, composta da 1166 iscritti, è risultata seconda per numerosità dopo quella francese. Oltre a rappresentare l’edizione del congresso con il più alto numero di partecipanti attesi, l'EULAR ha totalizzato anche il più alto numero di contributi scientifici da parte di ricercatori di tutta Europa (oltre 3.500). Il contributo scientifico italiano è risultato tra i primi in termini di abstract (i riassunti con cui vengono presentate le ricerche scientifiche) (dati SIR- Società Italiana di Reumatologia) Come ogni anno tre intere sessioni scientifiche sono state dedicate completamente alla trattazione del Lupus Eritematoso Sistemico (LES) e della sindrome da Anticorpi Antifosfolipidi (APS). I temi affrontati hanno spaziato dalla patogenesi, alla cura e alla diagnosi precoce di queste patologie e delle malattie associate (osteoporosi, malattie cardiovascolari, diabete indotto da sterodi). La patogenesi del LES, ovvero la causa che ne determina la comparsa, resta tutt’oggi poco chiara. Si riconoscono tre principali fattori di rischio: la predisposizione genetica, i fattori ormonali e la presenza di un fattore scatenante non ancora precisamente identificato (ambientale, infettivo, chimico-farmacologico). Nell'ambito della predisposizione genetica, il professor TJ. Vyse (Londra) ha presentato all'EULAR alcuni studi sul gene OX40L, effettuati grazie a collaborazioni internazionali. Alcune varianti di questo gene determinano un aumento della produzione della proteina OX40L capace a sua volta di determinare un'iperattività del sistema immunitario simile a quella riscontrabile nei pazienti affetti da LES. I soggetti con tale variante genetica presenterebbero secondo questi studi un rischio aumentato di andare incontro alla malattia. Nuove evidenze suggeriscono l’importanza dell’impiego dell'idrossiclorochina (plaquenil) nella cura del LES. Questo farmaco si è dimostrato capace di ridurre i livelli di una molecola pro-infiammatoria, cioè capace di indurre infiammazione, coinvolta nella patogenesi del LES: l'interleuchina 18 (A. Abou- Raya, Alessandria d'Egitto). Le interleuchine sono molecole proteiche prodotte dalle cellule del sistema immunitario in risposta ad uno stimolo ed in grado di modificare il comportamento di altre cellule. Tra i principale strumenti diagnostici che abbiamo a disposizione per identificare e quantizzare il possibile coinvolgimento del rene nel LES troviamo sicuramente la biopsia renale. La biopsia sotto guida ecografica è oggi una procedura comune e sicura. La biopsia è una risorsa preziosa per poter scegliere la terapia farmacologica, mentre per valutare la risposta al trattamento si utilizzano prevalentemente i parametri clinici (proteinuria 24 h, cl creatinina, creatinina). Il gruppo argentino coordinato da dott Allievi A. (Buenos Aires) ha dimostrato come in molti casi una seconda biopsia dia informazioni più precise rispetto al solo monitoraggio clinico nella valutazione della risposta alla terapia. Si tratta di una comunicazione preliminare e studi più ampi sono necessari per rafforzare questa conclusione. Molte ricerche epidemiologiche suggeriscono che il rischio di malattia cardiovascolare (infarto, ictus) è aumentato nel LES. L'aterosclerosi, accumulo di lipidi (grassi) nei vasi arteriosi, è la causa principale della malattie cardiovascolari (CVD) e può essere considerata una malattia infiammatoria in cui il sistema immunitario svolge un ruolo importante. Combattere l’aterosclerosi vuol dire combattere quei fattori che la determinano. Tra questi, nei pazienti con lupus, troviamo oltre ai fattori di rischio tradizionali come l’ipertensione, il diabete, l'abitudine tabagistica nuovi fattori rischio (non tradizionali) legati al processo infiammatorio. Molti ricercatori sono impegnati nell'individuazione dei fattori di rischio non tradizionali e all’utilizzo di metodiche non invasive per poter identificare i pazienti a rischio di aterosclerosi ancor prima che essa compaia. Tra i lavori presentati all’EULAR citiamo quello condotto dai ricercatori di Stoccolma (Anania) i quali hanno studiato i livelli di alcuni anticorpi protettivi nei confronti dell’aterosclerosi: gli anticorpi naturali contro la fosforilcolina (anti-PC). I bassi livelli di anti-PC sembrerebbero essere più comuni nei pazienti affetti da LES rispetto ai controlli. Secondo gli autori gli anti-PC potrebbero essere nel LES un marker di rischio anche con un potenziale terapeutico. Il rischio di andare incontro ad una nuova trombosi nei pazienti con sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS) è alta. Molti ricercatori stanno cercando di identificare le caratteristiche del paziente candidato al nuovo evento. Osservazioni sperimentali suggeriscono che le piastrine sono un attore importante nella patogenesi della trombosi. In un interessante studio del gruppo di C. Gavris, (Romania) è stata valutata la capacità di 2 molecole di attivazione piastrinica, la P selectina e sCD40L, di predire un nuovo evento trombotico nei pazienti APS. Tra queste due molecole solamente la P selectina si è dimostrata capace di predire una nuova trombosi. Anche se i risultati sono incoraggianti si tratta comunque di uno studio preliminare che necessita di ulteriori validazioni. Anche il nostro gruppo ha portato in questo ambito la propria esperienza. Nella sua relazione orale il prof G. Valesini ha mostrato i dati raccolti presso la nostra Lupus Clinic che mostrano come a maggior rischio di evento vascolare, siano quei soggetti che oltre alla positività per gli anticorpi antifosfolipidi, hanno simultaneamente altri fattori di rischio tradizionali come: l'ipertensione arteriosa, il sovrappeso e l'obesità, il fumo, il diabete mellito, l'ipercolesterolemia, l'ipertrigliceridemia, uso di estro progestinici, immobilità prolungata.
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